SAVIGNANO – E’ sempre riverberare un’emozione, il giorno dopo, quando metti in fila le immagini, gli odori, le sensazioni, il punctum. Ed è sempre difficile – io novello professore mai dato alla scuola – spiegare – a chi non c’è stato – un evento legato alla fotografia. Il SI Fest ha compiuto 18 anni – domenica alle 19 l’ultimo invitato alla fest(a) se n’è andato – lasciando per strada i ricordi, i visi, gli scatti rubati, un’immagine perduta, i colori delle esposizioni, le location, i libri acquistati nei banchetti. E qualche riflessione. Com’è andata? Già. Porto dentro – ancora oggi, e spero per molto tempio – le “Voci” in b/n di Carmelo Bongiorno, interessante esposizione in grande formato di alcuni elementi mossi en plen air – un albero che pare mosso dal vento, e sembra di essere lì, o ancora un gruppo di persone, di spalle, che partono verso l’infinito, o ancora una paperella che stacca un fondale nero. Conservo con gelosa parsimonia la favola di Alessandra Baldoni (“Le cose che vedi”), bimbe di spalle, di rosso vestite, un intreccio di racconti – Alice, Cappuccetto Rosso, Arianna – che riportano lo spettatore al dolce mondo dell’infanzia. Di Italo Zannier c’è poco da aggiungere: scatti precisi, belli. Scatti che insegnano.
Peter Bialobrzeski è un punto interrogativo, così come – per diversi motivi – la mostra alla bonifica: se il primo ha raccontato una sorta di terzo paesaggio (Clemènt) con grande tecnica ma con poco punctum, i fotografi della bonifica hanno messo in mostra un dubbio che cercava luce da tempo: oggi il mondo è pervaso dalla tristezza, dalle fotografie statiche, di posa, quasi pubblicitarie. E non sempre basta un ottimo curriculum per far sì che si possano presentare idee che meritano spazio. I master sono preziosi, ma altrettanto preziosi – se non di più – sono gli insegnamenti di HCB: l’attimo va fermato, non costruito. (Se passate in piazza e trovate una foto stile Polaroid e lì vedete un ragazzo con gli occhiali rossi e che con le mani fa il numero sette, ecco: quello sono io. La foto l’ha persa una ragazza – Cinzia – e il suo carlino Limone).