SI Fest, tra la Via Emilia e il West

settembre 15, 2009

SAVIGNANO – E’ sempre riverberare un’emozione, il giorno dopo, quando metti in fila le immagini, gli odori, le sensazioni, il punctum. Ed è sempre difficile – io novello professore mai dato alla scuola – spiegare – a chi non c’è stato – un evento legato alla fotografia. Il SI Fest ha compiuto 18 anni – domenica alle 19 l’ultimo invitato alla fest(a) se n’è andato – lasciando per strada i ricordi, i visi, gli scatti rubati, un’immagine perduta, i colori delle esposizioni, le location, i libri acquistati nei banchetti.  E qualche riflessione. Com’è andata? Già. Porto dentro – ancora oggi, e spero per molto tempio – le “Voci” in b/n di Carmelo Bongiorno, interessante esposizione in grande formato di alcuni elementi mossi en plen air – un albero che pare mosso dal vento, e sembra di essere lì, o ancora un gruppo di persone, di spalle, che partono verso l’infinito, o ancora una paperella che stacca un fondale nero. Conservo con gelosa parsimonia la favola di Alessandra Baldoni (“Le cose che vedi”), bimbe di spalle, di rosso vestite, un intreccio di racconti – Alice, Cappuccetto Rosso, Arianna – che riportano lo spettatore al dolce mondo dell’infanzia. Di Italo Zannier c’è poco da aggiungere: scatti precisi, belli. Scatti che insegnano.     

Peter Bialobrzeski è un punto interrogativo, così come – per diversi motivi – la mostra alla bonifica: se il primo ha raccontato una sorta di terzo paesaggio (Clemènt) con grande tecnica ma con poco punctum, i fotografi della bonifica hanno messo in mostra un dubbio che cercava luce da tempo: oggi il mondo è pervaso dalla tristezza, dalle fotografie statiche, di posa, quasi pubblicitarie. E non sempre basta un ottimo curriculum per far sì che si possano presentare idee che meritano spazio. I master sono preziosi, ma altrettanto preziosi – se non di più – sono gli insegnamenti di HCB: l’attimo va fermato, non costruito. (Se passate in piazza e trovate una foto stile Polaroid e lì vedete un ragazzo con gli occhiali rossi e che con le mani fa il numero sette, ecco: quello sono io. La foto l’ha persa una ragazza – Cinzia – e il suo carlino Limone).

Dove si va? Dipende da dove si vuole andare

settembre 14, 2009

Eccomi qua. Sono venuto a vedere lo strano effetto che fa, la mia faccia e i vostri occhi. E quanta gente ci sta. E se stasera si alza una lira, per questa voce che vorrebbe arrivare fino all’ultima fila.

Si inizia sempre da una musica. Perché c’è sempre una musica. Qui scrive Francesco De Gregori per Alessandro Haber – è “La valigia dell’attore”, bellezza – e qui scrivo io: un diario di bordo nell’arte, ai margini della scena, da una platea o da una strada di sampietrini, il luogo ideale dove sdraiarsi per fotografare un paio di scarpe che hanno preso il posto di vecchi scarponi di montagna.

Qui si fermano le parole: i pensieri diventano corpo e scrittura. Qui si ferma la fotografie e il tempo, le canzoni e l’architettura. Qui – in questa valigia, piccola ma non troppo ma nemmeno gigantesca – impressiono le immagini. Qui – per far posto anche ai miei compagni di viaggio, Loris Pironi e Saverio Mercadante – preparo il mio piccolo Scrapbook: un blocknotes per annotare i respiri della cultura, dove attaccare foto, persone e spettacoli. Dove scrivere liberamente commenti, recensioni e apostrofi senza dover essere ingabbiato dentro il contabattute.

Saverio e Loris – Loris e Saverio – saranno i miei vicini di casa. Nel giardino c’è un infinito party a base di tè, assieme al Cappellaio Matto e alla Lepre Marzolina. In questo clima di relax e di condivisione – cambiando anche di posto, in caso di arrivo del Gatto del Cheshire – (de)scriverò le cose che vedo.    

(Se per caso – seguendo il Bianconiglio – siete caduti in questo blog, vi consiglio di visitare anche quelli dei miei compagni di viaggio: solo così avrete un’idea più globale della redazione e di chi siamo davvero. Non siamo solo scrittura ma anche volto, voce, gesti. Ma soprattutto idee, proposte, sbuzzi e vivacità). 

Perché la ragione del viaggio è sempre una sola: viaggiare…


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